In tutto il Paese continuano le attività delle forze del KKE e della KNE, nonché dei sindacati di classe contro la guerra imperialista in Medio Oriente e il coinvolgimento della Grecia nella guerra. I manifestanti, con presidi e altre forme di protesta, condannano l'attacco all'Iran, esprimono la loro solidarietà al popolo del Paese, chiedono la chiusura delle basi americane e della NATO e il ritorno delle unità delle forze armate greche che si trovano fuori dai confini nazionali.
Il SG del CC del KKE, Dimitris Koutsoubas, ha chiesto che venga informato il parlamento, con una lettera mandata al presidente della Camera, Nikitas Kaklamanis, e ai ministri degli Esteri Giorgos Gerapetritis, della Difesa Nazionale Nikos Dendias e dell'Interno Theodoros Livaniou.
La lettera recita quanto segue:
«Dopo l'attacco militare degli USA e di Israele all'Iran e le rappresaglie iraniane contro le basi militari americane nella regione, si sta creando una situazione molto pericolosa che potrebbe portare a una generalizzazione del conflitto nell'area.
Il nostro Paese, sotto la responsabilità del governo, è profondamente coinvolto nei piani americano-israeliani, in cui svolge un ruolo fondamentale anche la base militare di Souda. Di conseguenza, il pericolo per il nostro Paese e per il popolo greco è più che reale, come conferma anche la recente decisione del KYSEA (Consiglio di Sicurezza Nazionale) di adottare misure di sicurezza straordinarie per le infrastrutture militari americane in Grecia.
Ciò è dimostrato anche dagli attacchi contro basi e infrastrutture simili in diversi Stati della regione, tra cui la base britannica di Akrotiri a Cipro.
Allo stesso tempo, esiste un grave pericolo per i cittadini greci, i lavoratori che si trovano in Iran e in altri paesi vicini, così come per i lavoratori marittimi greci nel Golfo Persico.
I fatti sono molto gravi e per questo è necessario che il governo (...) i ministri degli Esteri e della Difesa informino ufficialmente il popolo greco, con la possibilità di intervenire anche i rappresentanti dei partiti".










