Il SG del CC del KKE, Dimitris Koutsoubas, intervenendo il 4/2/26 alla seduta plenaria del Parlamento, durante la discussione del disegno di legge del Ministero dell'Immigrazione e dell'Asilo per la "promozione dell'immigrazione legale", ha richiesto l'attribuzione delle responsabilità, la punizione dei colpevoli e la piena indagine sulle reali circostanze della tragedia di Chio, avvenuta nella tarda serata del 3 febbraio e che ha causato la morte di 15 migranti e rifugiati.
Ha sottolineato che non si è trattato di un caso isolato, come cerca di presentare il governo, ma del risultato dell'orientamento della politica attuata e dei relativi ordini che non mirano al salvataggio, bensì alla repressione e al respingimento, come è stato chiaramente dimostrato anche dal naufragio di Pylos, che ha causato numerose vittime.
E questo evento, ha smontato le affermazioni del governo sulla presunta buona collaborazione con la Turchia, alleata della NATO, in materia di immigrazione e sulla presunta riduzione dei flussi in contrapposizione alla Libia, che sarebbe responsabile dei migranti in Creta, dove il governo intende creare centri di detenzione e non di accoglienza per gli sradicati.
Ha denunciato che le politiche repressive nei confronti dei rifugiati e degli immigrati, dettate anche da una logica razzista, le politiche di attrazione dei lavoratori, sono tutte forme volte alla selezione, all'apertura e alla chiusura del "rubinetto" dei flussi migratori, a seconda delle esigenze del capitale.
Per quanto riguarda il disegno di legge, ha osservato che esso riflette la profonda politica di classe a scapito della classe operaia con la promozione di politiche di immigrazione apparentemente legali, poiché legalizza il traffico ufficiale di manodopera, in base al quale i lavoratori stranieri verranno nel nostro Paese a lavorare senza che i loro diritti siano garantiti, ma saranno trattati come "merci umane".
Il 4 febbraio 2026, l'organizzazione territoriale del KKE all'isola di Chio ha organizzato una manifestazione per la tragedia che ha causato molte vittime. Con slogan come "Gli imperialisti ridividono il mondo, tracciando i confini con il sangue dei popoli" e "Hanno trasformato il Mar Egeo in un mare di morti, no alle guerre degli imperialisti", i manifestanti hanno marciato fino al porto dove hanno gettato fiori in mare, in memoria delle 15 vittime.


