Skip to content

Contributo del KKE al 24° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

L’Avana, Cuba, 7-9 agosto 2026
Date:
ago 7, 2026
kanigos_prosigentrosi_kke_107

Cari compagni,

Desideriamo innanzitutto ringraziare il Partito Comunista di Cuba per aver organizzato il 24° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP) malgrado le enormi difficoltà imposte al popolo cubano dall’intensificazione del blocco e dell’aggressione statunitensi.

Qui all’Avana, a Cuba, condanniamo una volta di più il pluridecennale blocco imperialista contro Cuba. Denunciamo tutti i nuovi provvedimenti con cui l’amministrazione Trump tenta di strangolare il popolo cubano, in particolare il blocco energetico da essa imposto negli ultimi otto mesi.

Dal momento stesso della vittoria della Rivoluzione Cubana nel 1959, il KKE si è sempre schierato al fianco di Cuba e del suo popolo, esprimendo loro la sua solidarietà in modo incessante. Continuiamo a farlo anche oggi, con la massima determinazione. Insieme a decine di altri partiti comunisti e operai di tutto il mondo, stiamo intensificando le iniziative a sostegno del popolo cubano e di tutti i popoli vittime degli interventi e delle guerre imperialiste, tra cui i popoli della Palestina, dell’Iran, del Libano e di altri Paesi.

Sosteniamo la lotta comune dei popoli – i soli ad avere il diritto di determinare il corso degli eventi nei loro Paesi – contro la barbarie capitalista e per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Oggi siamo ancora una volta qui, fedeli al nostro dovere internazionalista, schierati al fianco del popolo cubano, e chiediamo:

- La cancellazione di tutti i provvedimenti che danno luogo al barbaro e genocida blocco economico USA contro Cuba;

- La fine di tutte le forme di persecuzione indirizzate contro il Generale Raúl Castro;

- L’immediata cessazione di tutti i piani di attacco militare imperialista USA contro Cuba;

- La cancellazione di Cuba dallo spregevole elenco degli “Stati che promuovono il terrorismo”, redatta dal Dipartimento di Stato USA allo scopo di imporre lo strangolamento economico dell’isola della Rivoluzione;

- L’abrogazione di tutte le perfide sanzioni che prendono di mira le istituzioni e le organizzazioni cubane, tra cui l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP) e altre.

Negli ultimi mesi, il KKE ha lanciato centinaia di iniziative in tutta la Grecia – tra cui manifestazioni di massa, presidi e altri eventi – per esprimere solidarietà al popolo cubano. Abbiamo denunciato l’escalation dell’aggressione imperialista con due manifestazioni di massa dinanzi all’Ambasciata degli Stati Uniti, a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone, tra cui numerosi giovani.

In occasione di un grande presidio ad Atene, abbiamo reso omaggio alla vita e all’eredità del leader della Rivoluzione Cubana, il Comandante Fidel Castro Ruz, uno dei grandi rivoluzionari comunisti del Novecento, di cui commemoriamo quest’anno il centenario della nascita.

Il nostro partito solleva questa questione presso il governo greco, il parlamento nazionale e il parlamento europeo, e combatte ogni forma di attacco anti-cubano e l’anticomunismo dell’UE.

Il KKE onora la memoria e l’eredità storica di Fidel Castro, leader del Partito Comunista di Cuba e della Rivoluzione Cubana – la prima rivoluzione socialista del continente americano e uno degli eventi cruciali del Novecento. Onora inoltre il contributo di Fidel allo sforzo mirante a costruire una nuova società e la sua solidarietà internazionalista verso i popoli in lotta.

La Rivoluzione Cubana ha dimostrato che l’imperialismo non è invincibile, che i popoli hanno il potere di abbattere lo sfruttamento, l’ingiustizia e la barbarie del capitalismo.

Fidel Castro vivrà per sempre nella memoria storica e nella coscienza collettiva dei popoli e degli oppressi di tutto il mondo, ispirando la lotta per la liberazione dell’umanità dallo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, per la vittoria finale, per il socialismo-comunismo.

Nell’onorare il suo nome, rendiamo omaggio soprattutto all’eroico popolo di Cuba, che per 67 anni ha scelto il proprio cammino di sviluppo sulla base delle proprie necessità. I cubani continuano a resistere alla forza imperialista più potente del nostro tempo – il capitale monopolistico e l’apparato statale USA.

Tutto questo riconferma che l’unico cammino possibile per i popoli è la transizione rivoluzionaria al socialismo-comunismo.

Cari compagni,

Le promesse formulate dagli imperialisti e dai governi borghesi, secondo cui i rovesci controrivoluzionari del 1989-1991 avrebbero inaugurato un nuovo mondo di pace e prosperità per i popoli, si sono rivelate essere l’esatto opposto della realtà. Questi eventi hanno invece provocato nuove guerre e interventi imperialisti; hanno intensificato lo sfruttamento della classe operaia a livello internazionale; hanno inasprito la povertà relativa e assoluta; hanno portato crisi capitaliste il cui fardello grava sulle spalle dei popoli; e hanno causato ondate di milioni di migranti e profughi, conseguenza della barbarie imperialista.

Trentacinque anni dopo, i rapporti di forza rimangono in tutto il mondo sfavorevoli per la lotta di classe, malgrado i problemi che il capitalismo deve fronteggiare e l’intensificarsi delle sue contraddizioni. Al tempo stesso, gli sviluppi segnalano sempre più un sistema in via di disfacimento, un sistema divenuto storicamente obsoleto.

Nelle mani del capitale, le nuove possibilità tecnologiche vengono utilizzate non per soddisfare i bisogni sociali in espansione, bensì per accrescere i profitti di pochi – i capitalisti –, per intensificare il livello di sfruttamento e per inasprire la repressione e la manipolazione sempre più generalizzata della classe operaia e del popolo. Il rifiuto di sfruttare le opportunità offerte dalla scienza e dalla tecnologia moderne, innanzitutto per ridurre l’orario lavorativo settimanale aumentando nel contempo i salari, per stabilire orari di lavoro fissi, per tutelare la salute e la sicurezza del popolo, per soddisfare le sue esigenze educative e per proteggere l’ambiente, evidenzia l’intensificarsi della contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro.

Il rallentamento dell’economia internazionale negli ultimi anni evidenzia l’enorme sovra-accumulazione di capitali che non possono essere ricapitalizzati in modalità che garantiscano tassi di profitto soddisfacenti. Le crisi economiche capitaliste che si verificano periodicamente sono conseguenza del funzionamento normale dell’economia capitalista. Non costituiscono deviazioni dal sistema capitalista, ma derivano dal cuore stesso del funzionamento di tale sistema.

Il periodo precedente ha dimostrato una volta di più che nessun modello di gestione borghese – keynesiano o neoliberale, ispirato a politiche fiscali e monetarie espansive o restrittive – può spezzare il ciclo delle crisi economiche capitaliste, superare gli squilibri della produzione capitalista o eliminare la creazione simultanea di ricchezza e miseria, cioè la contraddizione tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione capitalista dei suoi frutti, che costituisce la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalista.

In questo contesto, vengono promossi la transizione a un’economia di guerra e preparativi per un conflitto imperialista su larga scala. Da un lato, ciò fornisce uno sbocco al capitale inutilizzato; dall’altro, serve al duplice scopo di favorire una nuova spartizione dei mercati e delle rotte di trasporto e di creare opportunità di investimento nelle regioni devastate dalla guerra. Questa strategia è accompagnata da un’intensificazione del livello di sfruttamento dei lavoratori, da tagli alla spesa sociale e da un aumento dell’autoritarismo e della repressione.

Ancora una volta, è chiaro che non esiste crimine che il grande capitale esiti a perpetrare pur di preservare il suo potere e massimizzare i suoi profitti. Per le stesse ragioni per cui sta intensificando i suoi attacchi ai redditi e ai diritti dei lavoratori durante questa fase di pace imperialista, il capitale sta trascinando i popoli verso la guerra. Tutti questi sviluppi confermano che l’unica via d’uscita progressista nella nostra era è la transizione rivoluzionaria al socialismo-comunismo. La rigorosa aderenza alle leggi che regolano la rivoluzione socialista e la costruzione della nuova società, la distruzione dello Stato borghese, la socializzazione dei mezzi di produzione e la pianificazione scientifica centralizzata come relazione sociale comunista sono strumenti insostituibili nelle mani del potere operaio.

I rovesci controrivoluzionari generalizzati degli ultimi trentacinque anni non modificano il carattere della nostra epoca. Viviamo in un’era in cui la transizione dal capitalismo al socialismo costituisce una necessità, dal momento che le condizioni materiali per l’organizzazione socialista della produzione e della società sono mature, malgrado il fatto che i fattori soggettivi si siano rivelati in molti casi non sufficientemente sviluppati, e rimangano in buona misure limitati. Il carattere della rivoluzione non è determinato dai rapporti di forza; nell’era dell’imperialismo, la rivoluzione sarà socialista. La strategia delle fasi intermedie e di transizione, così come le concezioni borghesi del socialismo che lo fanno coincidere con politiche keynesiane basate su un’“economia mista” o su forme multiple di proprietà – per esempio proprietà statale, proprietà capitalista e piccola proprietà – è servita da veicolo per la controrivoluzione negli ultimi 35 anni, perpetuando così il dominio dei monopoli e lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

La nuova spartizione del mondo tra gli imperialisti nel XXI secolo

A ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, il rischio di una terza guerra mondiale imperialista generalizzata è sempre più acuto.

Lo sviluppo ineguale, una legge fondamentale del capitalismo, determina mutamenti nei rapporti di forza tra gli Stati capitalisti e le alleanze imperialiste. Le rivalità interne all’imperialismo si vanno intensificando, gli assi imperialisti subiscono scossoni e si riallineano, e le contraddizioni all’interno degli Stati capitalisti si fanno più acute.

Il principale fattore che determina e intensifica la competizione imperialista e i conflitti a livello internazionale è il declino della potenza economica degli Stati Uniti a fronte dell’ascesa della Cina, insieme all’intensificazione delle contraddizioni tra gli Stati membri della NATO e dell’UE, così come di quelle interne a tali Stati. Contrapposta all’alleanza euro-atlantica che ha preso forma in passato è l’alleanza eurasiatica che si sta formando attualmente, le cui principali potenze sono la Cina, che si appresta a occupare la posizione dominante all’interno dell’economia capitalista mondiale, e la Russia, che rimane la seconda potenza militare mondiale.

Dall’America Latina alla Groenlandia e dalle pianure dell’Europa orientale alla regione indo-pacifica, si sta scatenando una feroce competizione imperialista per il controllo di mercati, risorse naturali, energia e rotte di trasporto delle merci. Questo ha già provocato due guerre imperialiste regionali, in Ucraina e nel Medio Oriente, in cui sono coinvolti in un modo o nell’altro numerosi Stati capitalisti di tutto il mondo. Al tempo stesso sussistono decine di altri focolai di conflitto in cui i popoli vengono massacrati per gli interessi dei monopoli.

In tali circostanze, la diplomazia sta diventando sempre meno importante per gli Stati borghesi, e a prendere il sopravvento sono le guerre commerciali ed economiche; la transizione alla cosiddetta economia di guerra si fa sempre più generale; gli investimenti nella guerra e negli armamenti sono in aumento; nuovi sistemi d’arma vengono collaudati e gli arsenali nucleari vengono ammodernati; e nell’insieme, i preparativi degli Stati borghesi per un confronto militare generalizzato vanno accelerandosi.

La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale USA rappresenta un’espressione e un adattamento delle priorità immediate degli Stati Uniti nell’arena del grande confronto con la Cina. Delinea gli obiettivi e i pericolosi piani perseguiti dai monopoli USA in tutto il continente americano, miranti a contrastare la Cina.

In tale contesto, alcuni mesi fa il Venezuela è divenuto il bersaglio di un intervento militare imperialista degli Stati Uniti, finalizzato a facilitare la penetrazione dei gruppi finanziari USA, con l’assenso di settori dell’apparato statale e di importanti funzionari del governo socialdemocratico, come hanno dimostrato i successivi sviluppi. L’obiettivo consiste nel permettere ai monopoli statunitensi di sfruttare le vaste risorse minerali del Venezuela, a spese dei loro rivali.

Nel Medio Oriente, gli USA stanno portando avanti il loro piano che mira a ricostruire l’intera regione nell’interesse dei loro monopoli, promuovendo Israele al rango di “attore” chiave attraverso i cosiddetti “Accordi di Abramo”. Il popolo palestinese viene sacrificato sull’altare dei piani imperialisti per un “Nuovo Medio Oriente” e per la nuova rotta commerciale indiana dell’IMEC, concepita per rivaleggiare con la Nuova Via della Seta cinese. Dopo la distruzione di Gaza e nel contesto del genocidio in corso, gli USA e Israele stanno promuovendo un piano inteso a trasformare la Striscia di Gaza in un protettorato. Insieme ad altri Stati capitalisti hanno dato vita al cosiddetto “Board of Peace”, calpestando territori palestinesi nel nome della ricostruzione e pianificando investimenti per miliardi di dollari miranti a conquistare e sfruttare le risorse naturali e i vantaggi geografici della regione.

La promozione degli interessi dei monopoli di USA, Israele e UE si cela anche dietro l’aggressione militare imperialista contro l’Iran che ha avuto inizio il 28 febbraio 2026. L’Iran è un importante Paese capitalista che si è allineato con il nascente campo imperialista eurasiatico. L’attacco militare sferrato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, con il popolo iraniano nel ruolo di vittima, fa parte della strategia USA mirante a crearsi uno “spazio vitale” allo scopo di conservare la posizione dominante degli USA all’interno del sistema imperialista internazionale. Questo comporta serie ripercussioni sui mercati capitalisti che governano la produzione e il trasporto del petrolio e del gas naturale, in particolare nel contesto del blocco dello Stretto di Hormuz, per il quale la popolazione sta pagando un prezzo elevato. Sinora, gli imperialisti USA, insieme a Israele, non sono riusciti a conseguire i loro obiettivi dichiarati. Il popolo iraniano continua a resistere, mentre a fianco dei colloqui in corso prende forma una pericolosa escalation militare.

L’esperienza dimostra che i cessate-il-fuoco e gli accordi raggiunti nella cornice della “pace imperialista” sono fragili ed effimeri, e preparano il terreno per nuove fasi di conflitto imperialista.

La lotta per la spartizione del bottino imperialista sta intensificando contraddizioni perfino tra le file del campo euro-atlantico, come ha evidenziato il recente summit NATO di Ankara. Tuttavia, le contraddizioni tra gli USA e l’UE riguardo al commercio, ai dazi, alla Groenlandia, alle relazioni con la Cina e ad altre questioni non hanno impedito loro di accelerare i vasti programmi di armamento della NATO e di intensificare i preparativi militari, i cui costi verranno scaricati sul popolo sotto forma di immensi sacrifici.

Il KKE, insieme a decine di altri partiti comunisti, ha sottolineato il carattere imperialista di entrambi gli schieramenti impegnati nella guerra in Ucraina. Ha evidenziato che il popolo dell’Ucraina sta pagando il prezzo delle rivalità e degli interventi da un lato della NATO e dell’UE, che sostengono il governo Zelenskyy, e dall’altro della Russia capitalista. Ha denunciato le responsabilità delle classi borghesi di tutte le forze coinvolte, smascherandone i pretesti e rifiutando le distorsioni anticomuniste e antisovietiche della storia a cui ricorrono entrambi gli schieramenti. Ha inoltre messo in evidenza la necessità della lotta unitaria dei popoli e si è opposto al multiforme coinvolgimento della Grecia nel conflitto, la cui responsabilità ricade sul governo di Nea Dimokratia e su tutti i partiti euro-atlantici che appoggiano la strategia mirante a rafforzare il ruolo della borghesia greca e difendono la NATO e l’UE.

Alcuni Stati europei appartenenti alla coalizione euro-atlantica hanno dato vita alla cosiddetta “Alleanza dei Volenterosi”, nel tentativo di accaparrarsi una parte del bottino, di intervenire per conto dei propri monopoli e di partecipare alla fornitura di “garanzie di sicurezza”. Le discussioni sull’“autonomia strategica” dell’UE si stanno intensificando, e centinaia di miliardi di euro vengono convogliati nell’industria militare tramite il programma “ReArm Europe” e altre iniziative intese a rafforzare la preparazione militare.

Il KKE ha definito con chiarezza la sua posizione programmatica e la direzione delle sue azioni in relazione alla guerra imperialista. Non marceremo sotto bandiere straniere. Il nostro partito guiderà invece la lotta operaia e popolare in tutte le sue forme, in modo tale che il popolo, unito in un fronte operaio-popolare, possa conquistare la libertà e una via d’uscita dal sistema capitalista, che fino a quando perdurerà non farà che portare la guerra – o la pace con una pistola puntata alla tempia del popolo. Questa direzione programmatica impone grande impegno al partito ed è legata a un rafforzamento delle sue capacità ideologiche e politiche complessive che gli consenta di esprimere il suo carattere rivoluzionario in ogni circostanza. Questo richiede un intervento determinato e ben organizzato nella lotta politico-ideologica che si sta aprendo e che è destinata a intensificarsi nel futuro.

La classe operaia e le forze popolari a essa alleate non hanno alcun interesse ad allinearsi a questo o quel campo imperialista, o a scegliere tra un’alleanza di ladri e l’altra. Il compito centrale della classe operaia del nostro Paese, così come di tutti gli altri settori popolari alleati, consiste nell’evitare di farsi mettere in trappola – grazie a vari pretesti e illusioni – dagli obiettivi del campo imperialista di UE e NATO, di cui fa parte lo Stato borghese greco; nel lottare per la liberazione della Grecia dai piani imperialisti; nel combattere per l’uscita dalla NATO, dall’UE e da tutte le alleanze imperialiste; e nel rafforzare l’idea che tra lavoratori e capitalisti non esiste alcun interesse nazionale comune, nemmeno in tempo di guerra.

Nessun sacrificio per i profitti e le guerre dei capitalisti. In un mondo in fiamme, la lotta indipendente d’avanguardia della classe operaia e del popolo, con il KKE in prima linea, può emergere vittoriosa.

Sul movimento comunista internazionale

È risaputo che la guerra imperialista in Ucraina ha determinato nuove divisioni nell’ambito della cronica e profonda crisi ideologica, politica e organizzativa del movimento comunista internazionale. La questione è di cruciale importanza per le sorti della lotta di classe, la cui dimensione internazionale è decisiva.

Questa situazione si è creata in un periodo in cui l’evoluzione degli eventi ha messo in evidenza la necessità di una ricomposizione rivoluzionaria del movimento comunista. Questo è l’obiettivo propugnato dal KKE e dai partiti comunisti con cui esso collabora nel contesto dell’Azione Comunista Europea (ECA) della Rivista Comunista Internazionale (ICR), oltre che da decine di altri partiti comunisti di tutto il mondo.

Nell’ambito di tale sforzo, perseguiamo in particolare l’azione congiunta e la cooperazione con i partiti e le forze comuniste che soddisfano i seguenti criteri:

a) Propugnano il marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario.

b) Si oppongono all’opportunismo e al riformismo; rifiutano la gestione di centro-sinistra, socialdemocratica e qualunque altra forma di gestione borghese, partecipazione o sostegno a governi borghesi, e qualunque variante della strategia per fasi.

c) Difendono le leggi scientifiche della rivoluzione socialista. Le utilizzano per valutare il progresso della costruzione del socialismo, si sforzano di indagare sui problemi ed errori e di trarne insegnamenti e rifiutano le posizioni che invocano un “socialismo di mercato” o negano le leggi scientifiche della costruzione del socialismo sulla base di particolarità nazionali.

d) Condannano la guerra imperialista e denunciano le responsabilità delle classi borghesi di entrambi gli schieramenti. Contrastano ideologicamente le concezioni errate dell’imperialismo – in particolare quelle che separano le sue aggressioni militari dalle sue basi economiche – e rifiutano qualunque alleanza imperialista. Si rifiutano di schierarsi nei conflitti imperialisti.

e) Coltivano solidi legami con la classe operaia, si sforzano di partecipare attivamente al movimento sindacale e ai movimenti dei settori popolari e dei ceti medi urbani e rurali, e cercano di integrare la lotta quotidiana per i diritti dei lavoratori e del popolo in una strategia rivoluzionaria contemporanea per la conquista del potere operaio.

f) Non separano la lotta contro la guerra e contro il fascismo dalla lotta contro il capitalismo, che produce la guerra e il fascismo. Respingono l’“antifascismo” fasullo e i vari “fronti antifascisti” utilizzati dalle forze borghesi e opportuniste per irretire il popolo nei loro piani. Ingaggiano una lotta ideologica e politica contro l’anticomunismo e la repressione delle lotte operaie e popolari.

Il KKE, fedele al principio dell’internazionalismo proletario e consapevole del carattere internazionale della lotta di classe, così come della necessità di una strategia rivoluzionaria unitaria nell’ambito del movimento comunista, si impegna per la costruzione di un Polo Marxista-Leninista e per la ricomposizione rivoluzionaria del movimento comunista europeo e internazionale.

Un KKE forte, incrollabile in ogni lotta, pronto a rispondere alla chiamata della storia per il socialismo!

Sotto questo slogan, qualche mese fa il KKE ha portato a termine con successo il suo 22° Congresso. Stiamo intensificando i nostri sforzi per assicurare che l’attività e l’organizzazione del partito siano in linea con i suoi obiettivi rivoluzionari, con il suo programma e con il suo statuto, nella lotta per radunare e preparare le forze operaie e popolari al rovesciamento del sistema capitalista.

Il nostro partito porta avanti questa lotta ogni giorno nell’ambito della classe operaia, dei settori popolari e dei giovani, rafforzando la sua capacità di rispondere a tutte le circostanze della lotta di classe. Attraverso la sua lotta ideologica e politica indipendente, oltre che mediante i sindacati e altre organizzazioni di massa, il KKE svolge un ruolo in ogni lotta – grande o piccola – per i diritti e i bisogni contemporanei dei lavoratori e del popolo. Al tempo stesso, si impegna a rafforzare le correnti che si contrappongono alla linea politica dominante, in particolare modificando i rapporti di forza nell’ambito del movimento sindacale, del movimento studentesco e dei movimenti degli agricoltori poveri e dei lavoratori autonomi urbani.

Non sottovalutiamo i rapporti di forza complessivamente sfavorevoli. Al tempo stesso, valutiamo in modo oggettivo i significativi progressi compiuti negli ultimi anni grazie alla strategia rivoluzionaria del KKE e all’instancabile impegno profuso dai comunisti e dalle loro migliaia di amici e sostenitori, allo scopo di rafforzare i legami ideologici e politici con la classe operaia e i settori popolari. Grazie a questi sforzi, le forze di classe, inquadrate nel Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME), si sono piazzate al primo posto nella federazione sindacale di Atene, la maggiore del Paese; hanno conquistato la maggioranza assoluta nelle federazioni sindacali del Pireo e di Patrasso, e hanno raggiunto posizioni importanti in decine di altre federazioni e centrali sindacali, oltre che in centinaia di sindacati. Si sono piazzate inoltre al primo posto nella Confederazione dei Lavoratori Pubblici, nella Federazione Panellenica dei Medici Ospedalieri e nelle federazioni nazionali dei lavoratori delle scuole primarie e secondarie. Per il quinto anno consecutivo, la lista sostenuta dalla Gioventù Comunista di Grecia è arrivata al primo posto alle elezioni dei rappresentati degli studenti universitari. Grazie agli sforzi di avanguardia dei comunisti, si sono svolte grandi azioni di sciopero a livello nazionale, scioperi locali e numerose mobilitazioni in svariati settori e luoghi di lavoro. L’eroica lotta degli agricoltori si è protratta per 55 giorni, durante i quali i loro trattori hanno bloccato le strade in linea con le decisioni delle federazioni agricole e delle associazioni degli agricoltori.

Si è trattato di lotte importanti contro le politiche antipopolari del governo di Nea Dimokratia, del grande capitale e dell’UE, così come degli altri partiti borghesi allineati strategicamente con il governo.

Il nostro partito è in prima linea nella lotta contro il coinvolgimento della Grecia nelle guerre e nei piani imperialisti, che continua ad allargarsi con il sostegno dei partiti liberali e socialdemocratici. Il KKE ha intrapreso centinaia di iniziative contro l’invio di equipaggiamenti militari in Ucraina, il dispiegamento di forze navali in Medio Oriente e la presenza delle basi USA e NATO di cui i governi di Nea Dimokratia, del PASOK e di SYRIZA – durante la presidenza del consiglio di Tsipras – hanno riempito il nostro Paese. Facendo questo, ha smascherato una volta di più la colpevolezza e la pericolosità della socialdemocrazia, che si presenta sotto le mentite spoglie di “amica del popolo”.

Combattiamo risolutamente i falsi dilemmi spacciati da costoro nell’ambito del loro tentativo di riformare il putrido sistema politico borghese a cui appartengono tutti i partiti del capitale, sia liberali sia socialdemocratici. Tale tentativo mira a placare e controllare il crescente malcontento popolare creato dalle guerre imperialiste, dal coinvolgimento della Grecia in esse e dalla prospettiva di nuove crisi capitaliste, allo scopo di garantire la “stabilità politica” necessaria per tutelare i profitti e gli interessi dei monopoli e proteggere il sistema di sfruttamento e di guerra. La posizione programmatica del KKE, che esclude la partecipazione e il sostegno a qualsiasi governo che operi nel contesto del capitalismo, rappresenta un successo importante per i comunisti, i lavoratori e il popolo.

Rimaniamo vigili nel fronteggiare gli attacchi al KKE, l’anticomunismo in tutte le sue forme, la mobilitazione di vari gruppi di provocatori e bande criminali fasciste, le intimidazioni fomentate dai padroni e la repressione statale delle lotte operaie.

Proseguiamo i nostri sforzi con determinazione e fiducia nella forza della classe operaia e dei suoi alleati, per ricomporre il movimento dei lavoratori e rafforzare l’alleanza sociale che, attraverso la sua lotta per raggiungere obiettivi anticapitalisti e antimonopolisti a fronte di condizioni non rivoluzionarie, getta le fondamenta per la formazione del fronte rivoluzionario operaio-popolare in presenza di condizioni rivoluzionarie. Siamo convinti che mentre il mondo capitalista continua a decomporsi e a farsi più aggressivo, stiano maturando le condizioni per il suo rovesciamento, via via che le sue contraddizioni – il fondamentale punto debole del sistema di sfruttamento capitalista – divengono sempre più evidenti. Il suo rovesciamento si realizzerà attraverso l’azione consapevole, radicale e organizzata dei lavoratori e del popolo, sotto la guida del partito comunista. Questa è la via – difficile e impegnativa, ma la sola che conduca in avanti. In questa lotta, il KKE sarà sempre in prima linea.