Il Movimento Comunista Internazionale sta attraversando una prolungata e profonda crisi ideologica, politica e organizzativa. Un numero significativo di partiti comunisti che hanno resistito alla mutazione ideologica e sono rimasti saldi durante la controrivoluzione e fedeli al marxismo-leninismo e all'internazionalismo proletario, non sono stati in grado di trarre conclusioni riguardo alle cause programmatiche sottese ai rovesciamenti controrivoluzionari, di studiare sia la loro storia che la storia del movimento comunista, né di formulare una strategia adeguata, una strategia che rifletta le esigenze contemporanee della lotta di classe, della lotta per la rivoluzione socialista, del rovesciamento del capitalismo e della costruzione del socialismo-comunismo.
- Non riescono a interpretare in modo obiettivo il carattere della nostra epoca - un'epoca di transizione dal capitalismo al socialismo - e la natura della rivoluzione come socialista. Rimangono bloccati nella strategia delle fasi di transizione intermedie nel quadro del capitalismo, con il risultato di concentrarsi esclusivamente sulla lotta contro il neoliberismo e non contro il sistema di sfruttamento nel suo complesso. Inoltre, sono intrappolati nella ricerca di riforme nel quadro del capitalismo, per esempio le nazionalizzazioni, e nell'inseguimento di miraggi quali "l'antimperialismo", "l'antimonopolismo", "la liberazione nazionale" o altre fasi verso il socialismo.
- Non vedono la democrazia come un nemico della classe operaia e dei popoli, né come un pilastro del capitalismo, ma piuttosto come una forza politica affine. Seguono la via dell'unità delle "forze di sinistra e progressiste", promuovendo la "convergenza" del movimento comunista con le forze socialdemocratiche e tentando di cooptare il Partito Comunista in tali alleanze. Perseguono una linea contro il neocolonialismo e il fascismo, in modo disgiunto dal capitalismo, il sistema che li genera. Lodano i cosiddetti governi "progressisti", ad esempio in America Latina, che hanno servito e continuano a servire gli interessi del capitale.
- Difendono il concetto di "vie nazionali" verso il socialismo e il cosiddetto "socialismo del XXI secolo" o il "socialismo di mercato", che, sebbene presentato come un'economia mista intermedia tra capitalismo e socialismo, è in realtà una forma di gestione capitalista in cui l'intervento esteso dello Stato capitalista nell'economia serve principalmente a salvaguardare gli interessi della proprietà capitalista. Si tratta dell'adattamento del capitalismo alle condizioni di profonda crisi, guerra, ecc., ben noto nel corso del XX secolo, che non ha nulla a che vedere con i principi e le leggi scientifiche della rivoluzione socialista, né portano alla costruzione del socialismo.
- Presentano il ruolo dell'ONU e del "diritto internazionale" in una luce positiva, trascurando il fatto che il cambiamento nel rapporto di forze internazionale derivante dai processi controrivoluzionari ha un impatto negativo sul ruolo delle organizzazioni internazionali istituite dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Di conseguenza, queste istituzioni sono ora allineate con gli obiettivi strategici degli Stati Uniti e della NATO piuttosto che servire gli interessi dei popoli.
La guerra imperialista in Ucraina ha causato nuove divisioni ideologiche e politiche e ha approfondito quelle esistenti. I partiti comunisti, che in precedenza identificavano l'imperialismo esclusivamente con la politica estera aggressiva degli Stati Uniti e di alcuni potenti Stati capitalisti in Europa e sorvolavano sul ruolo di altri Stati capitalisti, ora vedono la Russia, la Cina e l'Iran come presunte "forze antimperialiste" o addirittura come un illusorio "asse antimperialista".
Tali forze, in modo non scientifico, trascurano le contraddizioni e la concorrenza interimperialistiche, che sono la causa principale delle guerre imperialistiche, e credono che un "mondo giusto", "pacifico" e "multipolare" stia prendendo forma. Alcuni di loro sostengono la Cina, la Russia o l'Unione Europea, considerando queste forze come "formidabili avversari" degli Stati Uniti, e equiparano le aspirazioni della borghesia di questi Stati o unioni con gli interessi della classe operaia e degli strati popolari dei loro paesi. Elevano i singoli compromessi e le manovre inevitabili a principi ideologici, conferendo loro l'apparenza di carattere programmatico. Questo approccio risente di sicuro del rapporto di forze sfavorevole sulla scena internazionale, così come del desiderio di trovare almeno un sostegno in tale contesto negativo. Però nel frattempo viene distorta la corretta posizione leninista sullo sfruttamento delle contraddizioni interimperialistiche a vantaggio del movimento operaio rivoluzionario e del potere socialista.
Questa situazione negativa ha avuto un effetto distruttivo sugli Incontri Internazionali dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP). Avviati su iniziativa del KKE, essi hanno gradualmente esaurito il loro slancio, insieme alle ragioni della loro esistenza e il loro significato originario, trasformandosi in un'arena di discussioni accese e sterili, aggravando la crisi protratta del movimento comunista. Allo stesso tempo, permangono gravi e irrisolti problemi operativi principalmente di natura ideologica e politica, soprattutto dopo lo scoppio della guerra imperialista in Ucraina.
La lotta ideologica non si limita ai partiti che hanno subito una mutazione ideologica o che hanno continuato la tradizione dell'eurocomunismo, né a quelli che ancora aderiscono alla strategia fallimentare delle fasi di transizione, alla politica errata di separare l'imperialismo dai monopoli, cioè dalla loro base economica, o alla linea disastrosa della cooperazione con la socialdemocrazia, alla via parlamentare e ad approcci simili. Oggi la lotta ha assunto proporzioni maggiori e coinvolge partiti con cui il KKE manteneva in precedenza relazioni relativamente buone, nonostante le differenze ideologiche e politiche. Questi partiti hanno abbandonato i principi comunisti fondamentali, hanno sostenuto la borghesia russa nella guerra imperialista, si sono allineati con il campo eurasiatico, sono diventati sostenitori del capitalismo cinese e hanno messo in discussione le leggi della costruzione socialista. Tali forze si stanno ora radunando attorno al "Forum Internazionale Antifascista" o alla cosiddetta "Piattaforma Mondiale Anti-Imperialista" che, tra le altre cose, sta anche portando avanti una campagna anti-KKE.
Questa situazione si è verificata in un momento in cui gli sviluppi hanno sottolineato la necessità di una riorganizzazione rivoluzionaria del movimento comunista, difesa dal KKE e dai partiti comunisti con cui il nostro partito coopera nel quadro dell'Azione Comunista Europea (ECA) e della Rivista Comunista Internazionale (ICR), così come decine di altri partiti comunisti di tutto il mondo, con i quali intratteniamo relazioni fraterne. Alcuni di questi partiti hanno anche partecipato al recente evento internazionalista tenutosi ad Atene a novembre per commemorare la Rivoluzione Socialista di Ottobre.
Il KKE, fedele al principio dell'internazionalismo proletario e consapevole del carattere internazionale della lotta di classe e della necessità di una strategia unitaria all'interno del movimento comunista, lotta per formare un polo marxista-leninista e per riorganizzare il movimento comunista europeo e internazionale in modo rivoluzionario.
(Estratto della relazione del Comitato Centrale del KKE al 22° Congresso, approvata all'unanimità dai suoi delegati.)
Traduzione da Resistenze.org
