In un momento in cui gli Stati Uniti e Israele hanno avviato la "ristrutturazione" del Medio Oriente ricorrendo a mezzi violenti (militari) e causando la morte di migliaia di civili in Iran, Libano e altri paesi della regione, quando questi sviluppi stanno trascinando sempre più paesi nel vortice della guerra imperialista condotta per il controllo delle ricchezze minerarie, delle rotte commerciali, dell'energia, delle quote di mercato e così via e mentre si intensifica il conflitto su quale potenza capitalista (gli Stati Uniti o la Cina) deterrà le redini del sistema imperialista internazionale, i cosiddetti "luminari" della "Piattaforma Antimperialista Mondiale" (WAP) — alla quale, purtroppo, partecipano anche alcuni partiti comunisti — hanno colpito ancora.
Finora è stato chiaro che attraverso le loro analisi cercassero di discolpare le principali forze dell'emergente asse imperialista eurasiatico (Cina, Russia). Ora, tuttavia, l'«interpretazione» della WAP degli sviluppi internazionali arriva al punto di fare spazio persino a Trump. Tali opinioni derivano da un completo distacco dalle lotte della classe operaia, da errate teorie opportuniste sul sistema imperialista e dal rifiuto del compito di elaborare una strategia autonoma da parte della classe operaia e dei popoli nella lotta contro la borghesia e le alleanze imperialiste.
Sulla base della loro analisi grossolana e antiscientifica, secondo la quale le forze borghesi in tutto il mondo si dividono in sostenitori della "globalizzazione" (vedi Kamala Harris) e "sciovinisti" (vedi Donald Trump, ecc.), i comunisti sono esortati a schierarsi con questi ultimi e persino a stabilire forme di cooperazione tattica con loro.
Così, in un recente articolo — un monumento all'opportunismo spudorato — l'«organizzatore» della Piattaforma Antimperialista Mondiale, scrivendo sotto lo pseudonimo di Stephen Cho, sostiene, tra le altre cose, che: «Non si può ignorare il fatto che il Partito Repubblicano fa appello agli ideali fondamentali degli Stati Uniti, tra cui lo spirito di indipendenza» e anche che «nel frattempo, gli sciovinisti non si oppongono alla guerra in linea di principio; piuttosto, evitano e si astengono dalle guerre che non desiderano».
Il culmine del discorso è l'appello secondo cui: «Le forze antimperialiste, comprese quelle comuniste, non possono formare un fronte comune tattico con le forze scioviniste e conservatrici, ma possono impegnarsi in una cooperazione tattica con loro». Spiega: "La cooperazione tattica, nel senso di agire in sincronia a livello tattico, si riferisce a una situazione in cui le forze antimperialiste e gli sciovinisti conservatori, allo scopo di isolare e colpire con maggiore forza il loro nemico comune — i globalisti — dirigono ciascuno il maggior sforzo dei propri attacchi verso i globalisti, limitando al contempo gli attacchi reciproci tra loro" (1). Riferendosi chiaramente con «forze scioviniste e conservatrici» all'amministrazione di Donald Trump e ai suoi alleati.
Avevamo i nostri sospetti — vista la posizione del cosiddetto Partito Comunista Americano (sostenitori del comunismo MAGA), che partecipa al WAP e ha appoggiato Trump nelle ultime elezioni presidenziali. Eppure alcuni persistono nella stessa linea narrativa, dipingendo Trump come un "pacifista" e cercando di coinvolgere i comunisti in una "cooperazione tattica" con lui, o addirittura con Le Pen, Orbán e le altre figure dell'estrema destra in Europa e oltre. Ciò mette ancora una volta a nudo il loro ruolo discutibile.
L'articolo, ripreso anche da un "gruppo" composto da una sola persona in Grecia, tenta persino di giustificare questa posizione tracciando un'analogia con il "Patto di non aggressione", noto anche come Patto "Ribbentrop-Molotov", firmato dall'URSS nel 1939 per guadagnare tempo prezioso per la propria difesa sfruttando le contraddizioni interimperialiste.
Ciò riflette una profonda confusione. Non servono molte parole per dimostrare che la mancanza di principi, l'avventurismo e la volgarizzazione della teoria rivoluzionaria da parte degli opportunisti conducono, attraverso vari canali, tra le braccia delle classi borghesi. Il crollo di questa costruzione — che ora arriva al punto di sostenere una cooperazione regolare con governi come quello di Trump — non conosce limiti. Il loro tentativo di distorcere grossolanamente le lezioni della Rivoluzione d'Ottobre e dei bolscevichi, della lotta dell'URSS per difendere il primo Stato operaio del mondo, è vano. L'eredità leninista è chiara: sfruttare ogni crepa, spaccatura e difficoltà all'interno del campo borghese, subordinando al contempo ogni manovra necessaria all'obiettivo principale: il rovesciamento del potere borghese, la costruzione e la difesa del socialismo.
Ciò che emerge alla fine è una corrente opportunista che immagina vari «assi antimperialisti» presumibilmente formati da Stati e governi borghesi, pur essendo pienamente consapevole che le classi dominanti di tali assi perseguono i propri programmi e partecipano, su questa base, alla competizione imperialista internazionale. Essi distorcono e falsificano la verità storica al fine di intrappolare i popoli, minando la loro lotta indipendente per i propri interessi contro ogni classe borghese e le sue alleanze imperialiste, per il rovesciamento del sistema di sfruttamento. Si tratta di visioni pericolose che devono essere contrastate con una ferma risposta ideologica e politica.
Nota:
1) Stephen Cho, Trump's Dominoes
Traduzione da Resistenze.org
